
La TMA si attua attraverso un
processo interpersonale pianificato
e consapevole volto a influenzare
disturbi del comportamento e
relazionali con mezzi prettamente
psicologici verbali e non verbali
in vista di un obiettivo elaborato,
che può essere la riduzione
dei sintomi o la modificazione
delle capacità comunicative.
Questa metodologia è
fondata sul rapporto umano e
su procedure tecnico-sperimentali.
Pertanto propone la modificazione
degli schemi cognitivi, comportamentali,
emotivi e di interazione, nonché
di un versante psicoeducativo
in modo da poter dare elementi
di gestione alla famiglia in
una sorta di co-costruzione
della diagnosi funzionale che
rispecchia le reali capacità
del bambino. Nella TMA il trattamento
ha finalità a medio e
lungo termine, centrandosi sui
cambiamenti della persona che
pongono le condizioni per definire
“terapeutico” l’intervento.
La TMA non deve essere l’unico
intervento né limitarsi
né entrare in contrasto
con altri ma, va inserita in
un intervento globale, condividendo
gli obiettivi. Il trattamento
dovrà essere parte di
un intervento terapeutico educativo
di un equipe interdisciplinare.
Noi partiamo dal presupposto
che l’autismo ha una genesi
multifattoriale e gli interventi
sono essi stessi multidisciplinari.
Non essendo ancora stata individuata
la causa unica dell’autismo,
numerosi sono i professionisti
che se ne occupano con formazione
e modalità diverse: medici,
psicologi, logopedisti, psicomotricisti,
educatori, tecnici della riabilitazione.
È evidente che per avere
successo si necessita di interventi
specifici che tengano conto
dell’individualità
di ogni singolo soggetto e del
contesto in cui è inserito,
altresì è necessario
un confronto e un dialogo tra
i diversi professionisti che
si occupano del soggetto con
questa sindrome. In questo modo
tutti condividono i successi
e gli insuccessi, le limitazioni
e i possibili cambiamenti in
modo da individuare un percorso
comune.
La
presa in carico avviene tramite
un colloquio iniziale con la
famiglia in cui vengono esplicitate
le difficoltà del soggetto.
Si cercherà di capire
le reali esigenze della famiglia
e la motivazione che spinge
ad intraprendere tale attività.
Durante il colloquio verranno
illustrati il percorso da poter
fare e gli obiettivi che potranno
eventualmente essere raggiunti
dal soggetto. Altro aspetto
è stabilire gli obiettivi
della terapia e creare un clima
collaborativo e di condivisione.
A seguito del colloquio verrà
fatta una valutazione in acqua
del soggetto per capire le sue
capacità e se tale terapia
sia realmente fruttuosa per
lui. In seguito a tale valutazione
possiamo considerare realmente
validi gli obiettivi concordati
nel colloquio iniziale.
Effettuata la parte valutativa
inizia la terapia con relativa
presa in carico. I primi incontri
serviranno a stabilire la relazione
con il soggetto, prerequisito
fondamentale per la buona riuscita
dell’intervento.
Ogni incontro sarà seguito
da un commento e da un piccolo
spazio di condivisione con i
familiari , che nel frattempo
avranno osservato dai vetri
della piscina la terapia. Non
possiamo aggiungere altro poiché
ogni soggetto è diverso
da un altro e quindi ogni percorso
è estremamente individualizzato.
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